Oltre il 90% delle persone fisiche con partita Iva, circa 3,5 milioni di contribuenti, potranno rateizzare il secondo acconto delle imposte.Risulta quindi praticamente ininfluente il limite massimo di ricavi e compensi fissato 170mila euro come requisito per fruire della disposizione stabilito nella normativa di riferimento ovvero all’articolo 4 del dl 145/2023, il decreto anticipi (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 18 ottobre 2023, n.244) collegato alla manovra 2024. Analizzando infatti le statistiche sulle dichiarazioni fiscali 2022 per l’anno d’imposta 2021 (l’ultimo monitorato) presenti sul sito del dipartimento delle finanze del Mef, su 3,69 milioni di persone fisiche con partita iva, quasi il 93% (pari a circa 3,4 milioni di soggetti) hanno un volume d’affari sotto i 175 mila euro (non vi è un dato esplicitato a 170 mila euro). Ad un risultato anche più rilevante si arriva se si guarda al reddito complessivo con quasi il 98% delle persone fisiche con partita Iva (circa 3,6 milioni di soggetti) sotto i 150 mila euro (anche in questo caso non esiste una valorizzazione a 170 mila euro). In poche parole quindi, benché vi sia una limitazione normativa a 170 mila euro di ricavi e compensi, l’agevolazione abbraccerà praticamente tutte le persone fisiche con partita Iva e si limiterà ad escludere solo le ditte individuali, imprese e professionisti, ad “altissimo fatturato” (che, dati i volumi, potenzialmente potrebbero anche non essere interessati alla dilazione).
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