Una mazzata da meno 10%. È il calo riscontrato rispetto al pre-Covid, fra fine luglio e Ferragosto, nell’occupazione delle strutture ricettive della Marca. Un calo generalizzato, che dal capoluogo si estende alle colline del Prosecco.
Un calo inaspettato che assomiglia a un crollo, considerato che il settore aveva accumulato, nei mesi precedenti, cali fino al 20%, per poi risalire soltanto nel trimestre aprile-maggio-giugno.
A certificarlo i dati dell’Osservatorio regionale per il turismo, a confermarlo Ascom-Confcommercio e Fondazione Marca Treviso.
Le ragioni del calo
«Un calo che ci ha sorpresi, è mancato il mercato italiano», commenta Federico Capraro, presidente Ascom-Confcommercio Treviso. Le ragioni? Anzitutto caro alberghi e caro vita, che hanno ridotto l’apporto del turismo interno. E poi, le nuove tendenze dell’estate: la vacanza sulle coste albanesi per risparmiare.
Fondazione Marca Treviso ha rilevato un più 20% d’incremento nei prezzi di alberghi e B&B trevigiani nel confronto con il 2022, quantificando un ricavo medio di 30 euro in più per camera: cifre che, sommate a quella dell’inflazione, potrebbero aver orientato tanti turisti sull’estero, più propensi a sobbarcarsi i costi dei voli per Grecia o Portogallo, sapendo poi di trovare strutture più economiche.
Una riflessione che ha il suo perché: il turismo della Marca è spesso legato a doppio filo a quello del litorale.
Peggio che nel resto del Veneto
Una riflessione che, al netto dei dati confortanti d’inizio estate, non deve far dimenticare il meno 20% negli arrivi rispetto al pre-Covid rilevato nella nostra provincia fra gennaio e aprile (Ufficio Statistica Regione Veneto), in controtendenza con il gap quasi annullato (meno 0,8%), nello stesso periodo, a livello regionale.
Ma cosa sta succedendo nel trevigiano?
«Il calo è generalizzato: dalle colline del Prosecco all’Asolano, passando per Treviso», ragiona Capraro, «maggio e giugno erano andati molto bene, perciò siamo rimasti sorpresi per la flessione riscontrata fra luglio e Ferragosto. Il caro prezzi, senza dubbio, ha inciso sul calo del mercato italiano. Senza contare che, nella prima vera estate senza restrizioni, c’è stata la tendenza a viaggiare di più all’estero, seguendo rotte più lontane, cui si rinunciava in piena pandemia: penso agli Stati Uniti, ad alcune mete africane come Zanzibar».
Caduta improvvisa
Eppure da maggio fino a metà luglio, le strutture ricettive della Marca avevano registrato un più 5% rispetto al 2019. L’ultima rilevazione positiva, però, è del 23 luglio: la caduta improvvisa nell’ultima settimana del mese scorso, quel meno 10% confermatosi pure nella prima metà di agosto.
«Un dato che non ci aspettavamo, dovremo analizzarlo con calma. A fine agosto potremo farci un’idea più precisa», aggiunge Capraro.
La speranza
Capraro si consola guardando con fiducia a fine estate: «Abbiamo aspettative molto buone per settembre-ottobre, con incrementi del più 10% e, in qualche caso, persino del più 50% rispetto al 2019. Non dimentichiamo che la stagione più tipica, per il turismo nella Marca, riguarda fine estate-inizio autunno». Ma una riflessione va comunque fatta: «Le strutture che soffrono meno il calo sono quelle che assicurano piscina e altri confort. Bisogna garantire servizi adeguati al prezzo: mi riferisco, ad esempio, all’area benesssere”.
Fonte: La Tribuna di Treviso